lunedì 4 giugno 2012

Cassazione: Dell'Utri fu mediatore tra la «vittima» Berlusconi e la mafia

Pubblicate le motivazioni: deve essere provato il concorso esterno tra il 1977 e il 1982. Non certo l'appoggio mafioso a Forza Italia


(Ansa)(Ansa)
MILANO - Il senatore Marcello Dell'Utri è stato il «mediatore» dell'accordo protettivo per il quale Berlusconi, in «posizione di vittima», pagò alla mafia «cospicue somme» per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari. Lo ha scritto la Corte di cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa al politico palermitano. Il processo di secondo grado, con questo rinvio, dovrà essere rifatto a Palermo davanti ad altri giudici. La prescrizione del reato inizialmente era prevista per il giugno 2014, ma la stessa Cassazione evidenzia come al processo d'appello bis potrebbe essere applicato «il regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005, che valorizza il reato continuato». Così i termini della prescrizione cambierebbero «in pejus» per Dell'Utri e i tempi per la prescrizione stessa potrebbero allungarsi. FORZA ITALIA - La questione politica, però, dovrebbe rimanere a margine. La Corte, infatti, sottolinea che i pagamenti di Silvio Berlusconi a Cosa Nostra per questioni di sicurezza non fanno discendere come un teorema «irresistibile», la conseguenza che la mafia, vent'anni dopo, abbia appoggiato l'ascesa di Forza Italia. «È infatti evidente - scrive la Cassazione - che non è una regola generale quella per cui un continuativo rapporto illecito su base patrimoniale con Cosa Nostra, di per sé gratificata per un certo arco di tempo dalla apertura del canale privilegiato di comunicazione con l'imprenditore Berlusconi, possa avere implicato, come risposta, da parte della stessa associazione, una necessaria e naturale disponibilità al sostegno di iniziative di tipo politico, assunte dopo un ventennio dall'inizio dei primi rapporti, che il soggetto "estorto" intendeva assumere».
LA DIFESA: PER 30 ANNI MANCANO LE PROVE - L'avvocato del senatore Massimo Krogh ha voluto sottolineare in un'intervista all'agenzia Ansa come, per la difesa, questa sentenza sottolinei che il «vero motivo dell'annullamento della condanna per concorso esterno» sia «che dal 1978 ad oggi mancano prove del reato che gli viene contestato. Tutto quello che la Cassazione dice del periodo precedente non conta, ormai è prescritto». Krogh sottolinea come il percorso argomentativo del giudizio di secondo grado sia stato parzialmente censurato e come questo comporti che nel nuovo procedimento si debba «esaminare e motivare» «se il concorso esterno contestato sia oggettivamente e soggettivamente configurabile, a carico del ricorrente, anche nel periodo di assenza dell'imputato dall'area imprenditoriale Fininvest e società collegate (periodo intercorso, secondo la sentenza impugnata, tra il 1978 e il 1982); se il reato contestato sia configurabile, sotto il profilo soggettivo, anche nel periodo successivo a quello appena indicato».
IL RINVIO E GLI ANNI 1977-1982 - Il rinvio della sentenza d'appello è del 9 marzo scorso: era stata la difesa del senatore a presentare un ricorso contro la condanna a sette anni, mentre la procura generale ricorreva chiedendo un aggravio di pena, sostenendo che il reato è proseguito anche dopo il 1992. Secondo la Cassazione, però, deve ancora essere provato il concorso esterno di Dell'Utri a favore di Cosa Nostra per gli anni che vanno dal 1977 al 1982, periodo durante il quale il senatore non lavorò più per Berlusconi ma venne assunto «alle dipendenze di imprenditore diverso e autonomo, il Rapisarda». Secondo la Suprema corte, per quegli anni nel verdetto d'appello c'è «un totale vuoto argomentativo per quanto concerne la possibile incidenza di tale allontanamento sulla permanenza del reato già commesso».
I TERMINI - Questo «vuoto argomentativo» deve essere colmato, «ove ricorrano gli elementi», «non potendo darsi ingresso a presunzioni basate sulla bontà dei rapporti di amicizia con Berlusconi» i quali «da soli non provano il perdurare della intromissione di Dell'Utri in affari penetranti per la vita individuale dell'imprenditore dal quale si era allontanato, atteso che di ciò non risultano esplicitate neppure la ragione e le modalità concrete del concorso nei versamenti che si dicono comunque avvenuti, materialmente dunque anche ad opera di terzi, a partire dal 1978». Viene quindi chiesta ai giudici palermitani una nuova analisi che si riveli «indicativa della definitiva fine della permanenza del reato fino a quel momento consumato» con «evidenti riflessi» sul calcolo della prescrizione, oppure, aggiunge la Cassazione, che «potrà risultare compatibile, con motivazione diversa però da quella qui cassata, con il costrutto accusatorio». A cambiare in maniera afflittiva i tempi della prescrizione, inoltre, potrebbe essere il caso di un'attività non interrotta e poi ripresa, poiché i termini decorrerebbero allora «dall'ultima delle condotte dell'imputato di cui il giudice del rinvio possa sostenere motivatamente che è la oggettiva e soggettiva manifestazione della protrazione della condotta anti-giuridica in esame», poichè «troverebbe applicazione in regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005, che valorizza il reato continuato».
LO STALLIERE - Sono 146 le pagine delle motivazioni della sentenza 15727: secondo la Cassazione i giudici della Corte d'appello di Palermo hanno valutato in maniera «corretta» le «convergenti dichiarazioni» di più collaboratori sul tema «dell'assunzione, per il tramite di Dell'Utri» dello stalliere Vittorio Mangano «ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra». Viene ritenuta provata anche la «non gratuità dell'accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia». Ancora, si legge, che l'ingaggio di Mangano «indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti, è stato congruamente delineato dai giudici di merito come indicativo, senza possibilità di valide alternative, di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri che, di quella assunzione, è stato l'artefice grazie anche all'impegno specifico profuso da Cinà». Gaetano Cinà, amico personale di Dell'Utri e ritenuto il padrino della famiglia Malaspina fino al 2006, anno della morte, secondo la sentenza d'appello è stato il contatto diretto tra Dell'Utri, e quindi Berlusconi, ed influenti esponenti mafiosi come Stefano Bontate, che così nel 1974 è stato in visita in un ufficio di Berlusconi non meglio precisato, probabilmente la sede di Edilnord.
BERLUSCONI, LA NECESSITÀ E L'ARRICCHIMENTO - Anche in riferimento a questi episodi, però, i giudici sottolineano comunque che lo stato di necessità di Berlusconi non è sempre stato alla base del patto con la «consorteria mafiosa», dato che all'inizio non era «connotato e tantomeno sollecitato da proprie azioni intimidatorie, oltre che finalizzato alla realizzazione di evidenti risultati di arricchimento». Di conseguenza «non vi è ragione di negare ingresso alla tesi dei giudici secondo cui i pagamenti effettuati da Berlusconi avevano sì, natura necessitata perchè ingiustamente provocati, all'origine, da spregevoli azioni intimidatorie poste in essere in danno alla sua famiglia, ma non l'avevano avuta, ai tempi, in riferimento ai rapporti con Dell'Utri, e con Bontade e Teresi e l'associazione che essi immediatamente rappresentavano: soggetti, dunque, che erano stati evocati in una trattativa che, all'origine,appariva concepita "alla pari", per il conseguimento di un risultato che, così come avrebbe potuto e dovuto essere perseguito presso le istituzioni all'uopo previste, era stato invece cercato presso chi era parso capace di garantire un servizio di sicurezza di tipo privato e particolarmente efficace e affidabile».
Redazione Online

martedì 29 maggio 2012

Sisma Emilia, Protezione civile: 16 morti, 350 feriti


Resta un disperso; potenziate le strutture di accoglienza

Roma, 29 mag. (TMNews) - Si contano 16 vittime, un disperso e circa 350 feriti, secondo l'ultimo bollettino ufficiale della Protezione civile, dopo il sisma che stamattina ha nuovamente colpito l'Emilia Romagna con epicentro nel modenese. A distanza di poche ore dal sisma, il sistema di risposta attivato dal Dipartimento della Protezione civile è pienamente operativo, potenziando quello già esistente in seguito al sisma del 20 maggio, sottolinea il Dipartimento. In particolare, l'istituzione di un altro Centro coordinamento soccorsi a Bologna va a potenziare il modello d'intervento attivato sul territorio. Le organizzazioni nazionali e regionali di volontariato di Protezione civile hanno messo a disposizione ulteriori moduli assistenziali, posti letto e servizi. Oltre ad un ampliamento del 20% della capacità ricettiva delle aree di accoglienza già attivate. Ulteriori risorse provenienti dal sistema regionale. In particolare due moduli da 250 posti messi a disposizione da Anpas - Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze della Lombardia e dall'Ana - Associazione Nazionale Alpini di Treviso sono stati già inviati nei comuni di Novi e di Cento. La Croce Rossa Italiana ha inviato due moduli per 500 posti complessivi a Concordia, mentre aMirandola e a Cavezzo sono destinati due moduli delle regioni Abruzzo e Friuli Venezia Giulia per un totale di 500 posti. Attivati inoltre i moduli campali di Umbria MolisePiemonte e Lazio. Ferrovie dello Stato e Nucleo geni ferrovieri hanno messo a disposizione 8 carrozze che arriveranno in serata nel comune di Crevalcore per ospitare circa 400 persone. Conseguentemente, spiega ancora il Dipartimento, sono stati attivati risorse e mezzi per ospitare oltre 4.000 persone da assistere nelle strutture campali. Sempre da stasera saranno disponibili ulteriori posti in strutture alberghiere grazie al potenziamento degli accordi tra la Regione Emilia Romagna e le associazioni di categoria degli albergatori. A lavoro nelle zone colpite duramente dal sisma sono circa 4.000 unità e 760 mezzi del sistema di Protezione civile. E "tutte le strutture operative stanno lavorando per assicurare alla popolazione coinvolta la massima assistenza e ridurre i disagi di un evento che ha severamente colpito i cittadini ed il territorio". 

Terremoto Italia, ma in Emilia gli edifici non erano stati tutti messi in sicurezza?



terremoto in italia manca una legge antisismica

Il nostro Paese è finito nelle ultime settimane nella morsa della paura e del terrore per le forti scosse del terremoto che hanno causato morti, feriti, distruzioni di case, edifici e aziende. Dopo il terremoto del 20 maggio scorso in Emilia Romagna, la terra è tornata a tremare stamattina alle ore 9 e alle 10,24 con epicentro tra Carpi, Medolla e Mirandola nel modenese. Al momento i morti sono almeno 10. Sono diversi i feriti e la paura per nuove scosse è davvero tanta per una popolazione che era stata già duramente martoriata nove giorni fa. Questi terremoti fanno davvero riflettere e spingono tutti quanti alla riflessione, in particolar modo la classe politica italiana.
Il terremoto di oggi nel Nord Italia spinge ad analizzare la questione sotto diversi punti di vista. Come mai in Italia, a differenza di altri Paesi occidentali e ricchi, i terremoti hanno ancora effetti così devastanti? Perché nel nostro Paese si cerca di ricorrere ai ripari, spesso e volentieri anche in modo sbagliato, solo dopo che si sono verificate le tragedie?
Le leggi antisismiche in Italia hanno sempre fatto acqua da tutte le parti anche perché le pressioni delle lobby dei costruttori e degli ingegneri, che hanno sempre chiesto più tempo per adeguarsi alle novità per paura dell’aumento dei costi, hanno fatto sempre centro sia su esecutivi di centrodestra che di centrosinistra. Le regole più stringenti introdotte negli ultimi anni per garantire la durata e la resistenza degli edifici ai terremoti e alle altre catastrofi naturali spesso e volentieri non vengono applicate poiché si preferisce andare avanti con proroghe annuali piuttosto di salvaguardare un bene prezioso e inestimabile: la vita delle persone.
In Giappone, come anche in altri Paesi ricchi, si verificano spesso e volentieri terremoti di gravi intensità che non causano danni alle persone e neanche alle abitazioni poiché le leggiantisismiche sono rigide e soprattutto vengono applicate da tutti senza ricorrere allo stratagemma delle proroghe per andare incontro agli interessi dei costruttori e degli ingegneri. In Italia invece le persone perdono la vita anche sul luogo di lavoro per il crollo dei capannoni, come è successo in Emilia Romagna con il terremoto del 20 maggio scorso.
Ma queste ultime scosse di terremoto di oggi in Emilia Romagna devono indurre a far riflettere tutti non solo sotto il profilo geofisico (e cioè perché la Terra continua a tremare?) ma anche dal punto di vista delle responsabilità istituzionali e politiche dato che dopo la prima scossa del 20 maggio scorso gli edifici dovevano di regola essere stati messi in sicurezza. Invece? Non si è fatto il necessario o il minimo indispensabile visto che le persone morte stamattina sono di più di nove giorni fa e i danni a case e aziende sono molto ingenti. I politici parlano tanto e spesso di prevenzione, ma alla fine si fa poco o nulla a discapito dei cittadini, che pagano imposte e tassesalatissime per mantenere la vecchia politica e per non avere in cambio neanche servizi adeguati.
Una situazione intollerabile e inaccettabile per un Paese occidentale e avanzato come l’Italia. Come vergognoso è stato il decreto legge n.59/2012 in materia di riordino della protezione civile, che è stato pubblicato qualche settimana fa sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e che consente allo Stato di lavarsi le mani e non pagare i danni alle vittime dei terremoti e di altre catastrofi naturali.

FORTI SCOSSE DI TERREMOTO IN EMLIA LA SCOSSA DELLE ORE 9:00 HA AVUTO UNA MAGNITUDO DI 5,8 ORA E' IN CORSO UNO SCIAME SISMICO MOLTO INTENSO


ATTENZIONE !
Se qualcuno ha notato strani fenomeni prima durante o dopo il terremoto, seguite le istruzioni su questa paginaclicca qui
FORTI SCOSSE DI TERREMOTO IN EMLIA
LA SCOSSA DELLE ORE 9:00 HA AVUTO UNA MAGNITUDO DI 5,8
ORA E' IN CORSO UNO SCIAME SISMICO MOLTO INTENSO
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NELLA ZONA EPICENTRALE CI SONO STATI DEI CROLLI E IL NUMERO DEI MORTI E' SALITO A 10
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martedì 22 maggio 2012

Il fallimento di un ominicchio. Pdl depresso dopo voto. E Berlusconi cova svolta antipolitica

Fra idee smantellare e rilanciare con società civile.Ex An ignari



Roma, 23 mag. (TMNews) - Anche nelle migliori famiglie c'è chi conserva un segreto. Figurarsi nel Pdl, dove il clima è pessimo e le recenti amministrative hanno fotografato il crollo verticale che neanche il 'mago' dei numeri Denis Verdini, oggi riunito a via dell'Umiltà con lo stato maggiore del partito, è riuscito carte alla mano ad addolcire. Un clima che alimenta sospetti e spinge le varie anime a organizzarsi, ciascuna ignorando le mosse delle altre. Confusione, tanta, ma anche progetti covati da settimane. Fra questi, grande attenzione mediatica è riservata alla "grande novità politica" annunciata da Alfano, della quale hanno ragionato il segretario con Silvio Berlusconi. Pochi altri conoscono i contorni della svolta, anche perché esistono diverse gradazioni dell'annunciata 'rivoluzione', nessuno tra gli ex An. Una di queste, la più estrema, prevederebbe lo smantellamento del partito. E' solo, un'ipotesi, al momento, neanche troppo chiara allo stesso Berlusconi e ad Angelino. E' riassumibile nella formula "cavalcare l'antipolitica". Passerebbe da un totale azzeramento dei vertici del partito, comporterebbe la cancellazione dei coordinamenti regionali e la contestuale ascesa - in un nuovo soggetto politico nuovo di zecca - di esponenti della società civile. Personalità 'non politiche', insomma. I sondaggi 'quotano' una forza così plasmata fra il 15 e il 20%. Una rete discreta di fidati berlusconiani lontani dalla prima linea del Palazzo si dovrebbe occupare di reclutare la nuova classe dirigente. Una sorta di 'grillismo' berlusconiano per la Terza Repubblica, da varare presto e comunque entro l'estate, che però al momento resta sul tavolo, come una delle tante possibili strategie, in attesa che il Cav decida di muovere un passo. E intanto scoramento e ironia si mischiano in un Trasatlantico trasformato in sfogatoio. Sfogatoio, perché anche alla Camera nessuno nasconde più lo sbandamento. Ironia sulla svolta imminente che però tarda ad arrivare, ironie sull'atteggiamento del segretario. Intanto gli ex An anche in queste ore continuano a riunirsi e ragionare sulla possibilità di dar vita a un contenitore 'neo conservatore', magari a guida Meloni. Guido Crosetto lascia intendere la volontà di lanciare l'idea di primarie aperte per la premiership. Resta sul tavolo anche la soluzione di una federazione, una spacchettamento controllato per salvare il salvabile. E si teme Montezemolo, che in fondo lavora sulla società civile come sogna di fare il Cav. Proprio Berlusconi, che ieri ha rinunciato a riunire i vertici del partito e ipotizza di incontrarli domattina, prima della trasferta Ppe a Bruxelles. Ha ragionato del futuro con il segretario, che a sua volta ha riunito a via dell'Umiltà gli altri dirigenti per una sconsolata analisi dei dati elettorali. Sul tappeto, comunque, restano differenti ipotesi. Perché conta anche l'evolvere della crisi economica e il conseguente rapporto con il governo Monti. Ma l'idea di fare concorrenza a Grillo, sognando il ritorno alle origini, una forza per certi versi antipolitica e strettamente legata al mondo di internet e dei social network, è nella testa di un Cavaliere che però, ad alcuni dirigenti, non nasconde le difficoltà del progetto e la tanta confusione dell'intero quadro politico. Tom MAZ

Il Giudizio Universale


Giudizio Universale



Il Giudizio Universale è un affresco della Cappella Sistina situato sulla parete retrostante l’altare, progettato e realizzato da Michelangelo Buonarroti tra il 1533 e il 1541, su commissione di Clemente VII e concluso durante il pontificato di Paolo III.
La realizzazione di un’opera così grande, 13,7 metri per 12,2, richiese mesi di preparazione, dalla predisposizione delle bozze alla costruzione dell’impalcatura.
Michelangelo affrontò notevoli inconvenienti: la modifica dell’inclinazione della parete, che doveva essere angolata verso l’interno in modo tale da evitare il deposito di polvere durante le fasi di realizzazione e la presenza di precedenti affreschi, quali quelli del Perugino, i quattro dei pontefici a lato delle due finestre e le lunette affrescate dallo stesso Michelangelo circa vent’anni prima. Opere che dovevano essere distrutte per far posto all’immenso affresco.
Un’opera così imponente metteva alla prova il sessantenne maestro che tuttavia preferì lavorare da solo, opponendosi al tentativo di Sebastiano del Piombo di lavorare ad olio. I lavori preparatori e la costruzione del ponteggio furono molto lunghi tant’è che si protrassero fino ad aprile del 1536, ritardi che furono dovuti soprattutto a causa delle dispute con il Del Piombo.
La demolizione del precedente strato di intonaco avvenne il 25 gennaio del 1536 sul quale venne applicato lo strato di mattoni.
Volendo ripartire l’affresco in tre grandi fasce orizzontali, si vedono: le lunette nella parte superiore, sinistra e destra; la parte centrale con il Cristo benedicente al centro; la zona inferiore con gli angeli annunciatori e l’inferno.
giudizio universale particolare
Le lunette presentano i simboli della passione di Cristo, in quella di sinistra è raffigurato l’Arcangelo Gabriele (?) con i capelli biondi che regge sulle spalle la croce; in basso, invece, vediamo una formazione di quattro apteri (angeli senza ali), tra i quali emerge il primo sinistra che ha tra le mani la corona di spine. I volti e i corpi degli angeli sono illuminati e vestiti con colori accessi
con gli sguardi rivolti tra il centro del dipinto e lo spettatore.



                                                           Nella lunetta di destra sono

 raffigurati cinque apteri che innalzano la Colonna della flagellazione ai quali accorrono in aiuto altri tre.
Notiamo un aptero alla destra della colonna nell’atto di raggiungerla con in mano il bastone su cui fu posta la spugna per l’aceto. Sullo sfondo un'altra figura che regge la scala utilizzata per deporre il Cristo sulla croce.
giudizio universale particolareLa  parte centrale del dipinto presenta in primo piano il Cristo benedicente con la Vergine alla sua destra attorniato dai Santi, Apostoli, Profeti, Sibille e Martiri.
Partendo da sinistra una delle figure poste in primo piano, secondo alcune ipotesi, è Niobe (o Eva o la Chiesa) (?) vestita con una veste verde ai cui piedi è raffigurata una donna.
cristo benedicente giudizio universale
Proseguendo verso il centro, si vedono San Giovanni Evangelista (o Adamo), di spalle Sant’Andrea (lo si riconosce dalla croce che regge con la mano destra), seguono la Vergine ed il Cristo. Ai piedi di quest’ultimo, a sinistra, troviamo San Lorenzo con una scala, mentre a destra San Bartolomeo, che con la mano destra regge un coltello e con la sinistra la sua pelle, l’autoritratto anamorfico di Michelangelo.

particolare giudizio universaleSempre alla sinistra del Cristo troviamo con la barba bianca San Pietro con in mano le chiavi del Paradiso e vicino San Giovanni Battista (?), infine si distingue all’estrema destra Cireneo che sorregge una croce.
In basso a quest’ultimo un gruppo costituito da Disma, San Sebastiano, Mosè, San Biagio e Santa Canterina.

giudizio universale angeli annunciatoriLa parte inferiore si suddivide in due sottoscene, la prima con gli angeli annunciatori, ed in basso lo scenario infernale. Al centro, con la tromba l’Arcangelo Michele che sfoglia il Libro degli eletti.
<<8:2 Poi vidi i sette angeli che stanno in piedi davanti a Dio, e furono date loro sette trombe.
8:3 E venne un altro angelo con un incensiere d'oro; si fermò presso l'altare e gli furono dati molti profumi affinché li offrisse con le preghiere di tutti i santi sull'altare d'oro posto davanti al trono.
8:4 E dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio insieme alle preghiere dei santi.
8:5 Poi l'angelo prese l'incensiere, lo riempì del fuoco dell'altare e lo gettò sulla terra. Immediatamente ci furono tuoni, voci, lampi e un terremoto.
8:6 I sette angeli che avevano le sette trombe si prepararono a sonare.>>

giudizio universale inferno
Sulla sinistra si vede l’ascesa di questi, mentre a destra si trova la rappresentazione dell'Inferno, sullo sfondo di un cielo rosso di fiamme. Caronte impugna dei remi e insieme ai demoni percuote e obbliga a scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti a Minosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente.
<<11:10 Gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.
11:11 Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro.
11:12 Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: "Salite quassù". Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro.>>
(Tratto da l’Apocalisse di Giovanni, Nuovo Testamento)
L’affresco si presenta come un complesso fermo immagine così come raccontato dalle Sacre Scritture, immediato si pone davanti agli occhi dello spettatore il contrasto tra il sublime dell’alto dei cieli e l’ambiente blasfemo dell’inferno.
Intensa è la reazione dello spettatore alla brutalità dell’immagine: la disperazione e l’angoscia sul volto dei dannati, la costrizione fisica che percuote le carni di chi già conosce il suo infausto destino,  la consapevolezza del dovere di arresa alla scelta di Dio.
<< 14:6 Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, a ogni nazione, tribù, lingua e popolo.
14:7 Egli diceva con voce forte: "Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque".
14:8 Poi un secondo angelo seguì dicendo: "Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell'ira della sua prostituzione".
14:9 Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: "Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano,
14:10 egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello".
14:11 Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.
14:12 Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.
14:13 E udii una voce dal cielo che diceva: "Scrivi: beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono". >>

(Tratto da l’Apocalisse di Giovanni, Nuovo Testamento)