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| Albino Luciani Papa Giovanni Paolo I |
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IOR (Istituto per le Opere di Religione) ha sede presso la Città del
Vaticano. Ufficialmente l'unico azionista di questa banca è il papa.
Lo
IOR fu fondato nel 1887 da Leone XIII, col nome di "Commissione per le
Opere Pie", al fine di convertire le offerte dei fedeli in un fondo
facilmente smobilizzabile. La prima riforma delle finanze vaticane
risale al 1908, quando su iniziativa di papa Pio X l'istituto assunse il
nome di Commissione amministratrice delle Opere di Religione.
La
trasformazione in una banca vera e propria avvenne nel 1941, anche se il
finanziamento più significativo che indusse il papato a favorire tale
trasformazione, fu quello concesso dal fascismo, col Concordato (Patti
Lateranensi) del 1929, che prevedeva, a titolo di risarcimento per la
perdita degli Stati pontifici l'indomani dell'unificazione nazionale,
qualcosa come 100 milioni di dollari (40 in contanti e 60 in
obbligazioni; in lire erano 750 milioni), oltre all'esenzione dalle
tasse e dai dazi sulle merci importate in Vaticano.
Per
gestire questo ingente patrimonio, papa Pio XI istituisce
l'Amministrazione speciale per le Opere di Religione, che affida a un
laico esperto, l'ingegner Bernardino Nogara, un abile banchiere
proveniente dalla Comit, membro della delegazione che, dopo la prima
guerra mondiale, negoziò il trattato di pace e, successivamente,
delegato alla Banca Commerciale di Istanbul.
Grazie alla sua
abilità, Nogara trasformò l'Amministrazione in un impero edilizio,
industriale e finanziario. Le condizioni che il banchiere pose a Pio XI
per accettare l'incarico di gestire il patrimonio del Vaticano furono
due: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione
religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo.
Il
Papa accettò e si aprì così la strada alle speculazioni monetarie e ad
altre operazioni di mercato nella Borsa valori, compreso l'acquisto di
azioni di società che svolgevano attività in netto contrasto con
l'insegnamento cattolico (armi, contraccettivi ecc.).
Nogara
rilevò l'Italgas, fornitore unico in molte città italiane, e fece
entrare nel consiglio di amministrazione, come rappresentante del
Vaticano nella società, l'avvocato Francesco Pacelli, fratello del
cardinale Eugenio che poco dopo sarà eletto Papa e assumerà il nome di
Pio XII. Grazie alla gestione di Nogara, il Banco di Roma, il Banco di
Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma entrarono ben presto
nell'ambito dell'influenza del Vaticano.
Quando acquisiva quote
di una società, raramente Nogara entrava nel consiglio di
amministrazione: preferiva affidare quest'incarico a uno dei suoi uomini
di fiducia, tutti appartenenti all’elite vaticana che si occupava della
gestione degli interessi della Chiesa. I tre nipoti di Pio XII, i
principi Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli, ne facevano parte, i loro
nomi cominciarono ad apparire tra quelli degli amministratori di un
elenco sempre più lungo di società. Gli uomini di fiducia della Chiesa
erano presenti dappertutto: industrie tessili, comunicazioni
telefoniche, ferrovie, cemento, elettricità, acqua. Bernardino Nogara
sorvegliava ogni settore che promettesse margini di remunerazione.
Nel
1935, quando Mussolini ebbe bisogno di armi per la campagna d'Etiopia,
una considerevole quantità fu fornita da una fabbrica di munizioni che
Nogara aveva acquisito per il Vaticano. E rendendosi conto, prima di
molti altri, dell'inevitabilità della seconda guerra mondiale, sempre
Nogara cambiò in oro parte del patrimonio Vaticano da lui gestito. Le
sue speculazioni sul mercato dell'oro continuarono per tutto il periodo
in cui fu alla guida dell'amministrazione dei beni del Vaticano.
Sin
dai tempi di Pio XII lo IOR, bisognoso di disporre di fondi sicuri,
fornì sbocchi bancari ai fascisti italiani e ai nazisti, nonché alla
mafia, anche perché al tempo della dittatura fascista era molto
difficile al Vaticano gestire liberamente l'Obolo di S. Pietro
proveniente dalle due Americhe.
Il 27 giugno 1942 Pio XII decise
di cambiare nome all'Amministrazione speciale per le Opere di Religione
che diventò Istituto per le Opere di Religione. Nasce così un ente
bancario dotato di un'autonoma personalità giuridica e che si dedicherà
non soltanto al compito di raccogliere beni per la Santa Sede, ma anche a
quello di amministrare il denaro e le proprietà ceduti o affidati
all'istituto stesso da persone fisiche o giuridiche per opere religiose e
di carità cristiana.
Il 31 dicembre 1942 il ministro delle
Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel emise una circolare in
cui si affermava che la Santa Sede era esonerata dal pagare le imposte
sui dividendi azionari.
Inoltre il Vaticano, essendosi dichiarato
neutrale durante la II guerra mondiale, poté, come la Svizzera,
trattare tranquillamente affari con la Germania di Hitler. Finita la
guerra il Vaticano non risarcì mai le vittime dell'olocausto,
restituendo loro i preziosi che i nazisti avevano trasformato in
lingotti.
Anzi la Banca Vaticana contribuì a nascondere l'oro
nazista non solo nella stessa Santa Sede, ma anche presso il santuario
di Fatima in Portogallo, controllato da elementi massonici, i quali solo
apparentemente risultano anticlericali (è noto infatti che la loggia
segreta P2 aveva ampi contatti con gli ambienti vaticani).
Lo IOR
ha contribuito anche alla scomparsa di buona parte dell'oro della
Croazia indipendente, che durante l'ultima guerra mondiale collaborava
coi nazisti. Gli ustascia (i cattolici nazisti) massacrarono impunemente
ben mezzo milione di serbi ortodossi, nonché decine di migliaia di
ebrei e di gitani.
La leadership ustascia, finita la guerra, si era
rifugiata proprio in Vaticano e in alcune proprietà francescane
italiane. Uno dei mediatori che permise agli ustascia e anche ad altri
criminali nazisti di ottenere l'impunità, fu il segretario di stato
Montini, in seguito papa Paolo VI.
In particolare gli ustascia ebbero
bisogno della Banca Vaticana proprio per gestire finanziariamente il
loro governo esiliato in Argentina e per spedire i propri criminali in
fuga verso il Sudamerica, l'Australia e altri luoghi con la protezione
della Cia.
Ovviamente il Segretariato Vaticano è a tutt'oggi
assolutamente contrario a rendere pubblici gli archivi relativi alla II
guerra mondiale.
Intanto Nogara continuava a lavorare per accrescere
le risorse del Vaticano. Negli anni '50 e '60 lo IOR prese ad
arricchirsi coi fondi che molte famiglie agiate volevano trasferire
all'estero per pagare meno tasse.
Furono rafforzati i legami con
diverse banche. Già dai primi del Novecento i Rothschild di Londra e di
Parigi trattavano con il Vaticano, ma con la gestione Nogara gli affari e
i partner bancari aumentarono vertiginosamente: Credit Suisse, Hambros
Bank, Morgan Guarantee Trust, The Bankers Trust di New York (di cui
Nogara si serviva quando voleva comprare e vendere titoli a Wall
Street), Chase Manhattan, Continental Illinois National Bank. E Nogara
assicurò al Vaticano partecipazioni in società che operavano nei settori
più diversi: alimentare, assicurativo, acciaio, meccanica, cemento e
beni immobili. Un susseguirsi di successi finanziari senza precedenti
per la Chiesa cattolica.
Nel 1954 Bernardino Nogara decise di
ritirarsi, senza tuttavia interrompere l'attività di consulente
finanziario del Vaticano, che continuò fino alla morte, avvenuta nel
1958. La stampa dedicò poco spazio alla sua scomparsa, ma negli ambienti
vaticani si era ben consapevoli della sua eccezionale importanza.
Al
geniale banchiere, nel corso della sua lunga attività, venne affiancato
il principe Massimo Spada. Anche lui mostrò lungimiranza e
spregiudicatezza nella gestione degli interessi del Vaticano e si lanciò
in varie operazioni, la maggior parte delle quali in collaborazione con
Michele Sindona.
Lo IOR, in quanto istituto che opera con modalità
proprie, non è mai stato tenuto a nessun tipo di informativa - né verso i
propri clienti, né verso terzi - né tanto meno a pubblicare un bilancio
o un consuntivo sulle proprie attività.
A ogni cliente viene
fornita una tessera di credito con un numero codificato: né nome né
foto. Con questa si viene identificati: alle operazioni non si
rilasciano ricevute, nessun documento contabile. Non ci sono libretti di
assegni intestati allo IOR: chi li vuole dovrà appoggiarsi alla Banca
di Roma, convenzionata con l'istituto vaticano.
I clienti dello
IOR possono essere solo esponenti del mondo ecclesiastico: ordini
religiosi, diocesi, parrocchie, istituzioni e organismi cattolici,
cardinali, vescovi e monsignori, laici con cittadinanza vaticana,
diplomatici accreditati alla Santa Sede. A questi si aggiungono i
dipendenti del Vaticano e pochissime eccezioni, selezionate con criteri
non conosciuti.
Il conto può essere aperto in euro o in valuta
straniera: circostanza, questa, inedita rispetto alle altre banche.
Aperto il conto, il cliente può ricevere o trasferire i soldi in
qualsiasi momento da e verso qualsiasi banca estera. Senza alcun
controllo. Per questo, negli ambienti finanziari, si dice che lo IOR è
l'ideale per chi ha capitali che vuole far passare inosservati. I suoi
bilanci sono noti a una cerchia ristrettissima di cardinali, qualsiasi
passaggio di denaro avviene nella massima riservatezza, senza vincoli né
limiti.
Lo IOR è indipendente dagli altri due istituti
finanziari vaticani e sulla sua attività si sa soltanto che è gestito da
cardinali di alto livello e da banchieri internazionali.

Il
vescovo Paul Marcinkus, il più famoso dirigente dello IOR, faceva
chiaramente capire che la Banca Vaticana godeva di privilegi assoluti
nell'esportazione all'estero dei capitali. Ed egli era in grado di
servirsi dei noti finanzieri e bancarottieri, Michele Sindona, colluso
coi poteri mafiosi italo-americani, avvelenato in carcere, e Roberto
Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato a Londra;
nonché del capo della P2, Licio Gelli, arrestato per attività
sovversiva, e del vescovo Hnilica, che per tutti gli anni '80 trasferì
in Vaticano i fondi anticomunisti provenienti dall'Europa dell'est e i
fondi cospicui provenienti dai pellegrinaggi di Medjugorje in Bosnia.
Utilizzando
numerose società fantasma con sede a Panama o nel Lussemburgo, lo IOR
divenne uno dei maggiori esponenti dei mercati finanziari mondiali alla
fine degli anni '70. Era infatti in grado di utilizzare le filiere
mafiose di Sindona per istradare grosse somme fuori dal Paese, sotto il
naso di tutti gli organismi di controllo.
Poi, quando Sindona era
diventato meno frequentabile, a seguito dei suoi debiti con la
giustizia, lo IOR cominciò a servirsi di Roberto Calvi e della sua
banca.
In quel periodo nel Vaticano si fronteggiavano due fazioni
politiche contrapposte: una, massonica-moderata, denominata "Mafia di
Faenza", faceva capo a Casaroli, Samorè, Silvestrini e Pio Laghi,
l'altra, integralista, legata all'Opus Dei, faceva capo a Marcinkus,
Mons. Virgilio Levi, vice direttore dell'"Osservatorio Romano", e Mons.
Luigi Cheli, Nunzio pontificio presso l'ONU.
Coinvolto nello
scandalo del Banco Ambrosiano di Calvi, lo IOR subì un vero e proprio
terremoto: il cardinale Markinkus riuscì a farla franca solo
appellandosi all'immunità diplomatica.
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| Licio Gelli, Roberto Calvi, Michele Sindona e Paoul Markinkus |
Dopo
le vicende legate al banco Ambrosiano, al crac e al cardinale
Marcinkus, nel 1990 papa Giovanni Paolo II lo ha riformato, affidandone
la gestione a persone laiche ma di credenze cattoliche; lo presiede,
infatti, Angelo Caloia, professore dell'università Cattolica di Milano,
ex presidente del Medio Credito Lombardo e attualmente a capo di due
società di Banca Intesa. Ai prelati è riservata una funzione di
vigilanza.
Lo IOR ha sede unica in Vaticano. Ufficialmente non ha
filiali in nessun altro luogo. Non ha accesso diretto ai circuiti
finanziari internazionali. Non aderisce alle norme antiriciclaggio sulla
trasparenza dei conti. Il riferimento è la segreteria di Stato vaticana
di monsignor Angelo Sodano. Per operare in Europa lo IOR si avvale di
due grandi banche, una tedesca e una italiana, i cui nomi non si
conoscono. Si pensa a Banca Intesa, della quale lo IOR possiede il 3,37%
insieme con la Banca Lombarda e la Mittel (il cosiddetto Gruppo
bresciano dei soci), e di Deutsche Bank, ma nessuno lo conferma con
certezza.
Oggi lo IOR amministra un patrimonio stimato in 5
miliardi di euro e funziona come un fondo chiuso. In pratica ha
rendimenti da hedge fund, visto che ai suoi clienti (dipendenti del
Vaticano, membri della Santa Sede, ordini religiosi, benefattori)
garantisce interessi medi annui superiori al 12%. Anche per depositi di
lieve consistenza.
Secondo un rapporto del giugno 2002 del
Dipartimento del Tesoro americano, basato su stime della Fed, solo in
titoli Usa il Vaticano ha 298 milioni di dollari: 195 in azioni, 102 in
obbligazioni a lungo termine (49 milioni in bond societari, 36 milioni
in emissioni delle agenzie governative e 17 milioni in titoli
governativi) più un milione di euro in obbligazioni a breve del Tesoro. E
l’advisor inglese The Guthrie Group nei suoi tabulati segnala una joint
venture da 273,6 milioni di euro tra IOR e partner Usa.
I
segreti finanziari del Vaticano vengono conservati nelle Isole Cayman,
il paradiso fiscale caraibico, spiritualmente guidato dal cardinale Adam
Joseph Maida che, tra l’altro, siede nel collegio di vigilanza dello
IOR. Le Cayman sono state sottratte al controllo della diocesi
giamaicana di Kingston per essere proclamate Missio sui iuris, alle
dipendenze dirette del Vaticano.
In Italia i diritti di voto dei
45 milioni di quote di Banca Intesa (per un valore in Borsa di circa 130
milioni di euro) sono stati concessi alla Mittel di Giovanni Bazoli in
cambio di un dividendo maggiorato rispetto a quello di competenza. E
quando la Borsa tira, gli affari si moltiplicano. Nel 1998 p. es. non
sfuggì a molti l’ottimo investimento (100 miliardi di lire) deciso dallo
IOR nelle azioni della Banca popolare di Brescia: in meno di 12 mesi il
capitale si quadruplicò, naturalmente molto prima del crollo del titolo
Bipop.
Ma il patrimonio dello IOR non è solo mobile.
Dell’Istituto si parla anche in relazione alle beghe con gli inquilini
di quattro condomini di Roma e Frascati che lo IOR, a cavallo fra il
2002 e il 2003, ha venduto alla società Marine Investimenti Sud,
all’epoca di proprietà al 90% della Finnat Fiduciaria di Giampietro
Nattino, uno dei laici della Prefettura degli affari economici della
Santa Sede, e oggi in mano alla lussemburghese Longueville.
Gli
inquilini, però, affermano di sentirsi chiedere il pagamento del canone
di locazione ancora dallo IOR, che nei documenti ufficiali compare anche
come Ocrot: Officia pro caritatis religionisque operibus tutandis, con
il codice fiscale italiano dell’istituto: 80206390587.
Per il
25esimo anniversario di pontificato, Giovanni Paolo II il 25 ottobre
2003 ha ricevuto un assegno da 2,5 milioni di dollari, la rendita di un
fondo d’investimento americano da 20 milioni di dollari dedicato a lui,
il Vicarius Christi Fund.
Il denaro è gestito dall’ordine
cavalleresco cattolico più grande del mondo, nato 122 anni fa nel
Connecticut: The Knights of Columbus (I Cavalieri di Colombo), che conta
1,6 milioni di membri tra Stati Uniti, Canada, Messico, Porto Rico,
Repubblica Dominicana, Filippine, Bahamas, Guatemala, Guam, Saipan e
Isole Vergini.
Il suo cavaliere supremo, Virgil Dechant, è uno
dei 9 consiglieri dello Stato Città del Vaticano e anche vicepresidente
dello IOR. Con i 2,5 milioni di dollari regalati a Karol Wojtyla il 9
ottobre 2003, il totale delle donazioni dell’ordine cavalleresco al
vicario di Cristo ha superato i 35 milioni di dollari. Nulla, in
confronto ai 47 miliardi di dollari del fondo assicurativo sulla vita
gestito dai Cavalieri di Colombo, al quale Standard & Poor’s assegna
da anni il rating più elevato.
L’ordine investe nei corporate
bond emessi da più di 740 società statunitensi e canadesi e solo nel
2002, piazzando polizze sulla vita e servizi di assistenza domiciliare
ai suoi iscritti attraverso 1.400 agenti, ha incassato 4,5 miliardi di
dollari (il 3,4% in più rispetto al 2001). Una parte delle entrate,
128,5 milioni di dollari, è stata girata a diocesi, ordini religiosi,
seminari, scuole cattoliche e, ovviamente, al Vaticano che nel 2002, tra
la rendita del fondo del Papa, gli assegni alle nunziature apostoliche
di Usa e Jugoslavia, il contributo alla Santa Sede nella sua missione di
osservatore permanente all’Onu e quello per il restauro della basilica
di san Pietro, ha ricevuto dai Cavalieri di Colombo 1,98 milioni di
dollari.
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