mercoledì 8 agosto 2012

L'Aquila e il mistero dei Templari, Celestino V e la Basilica di Collemaggio

I Templari, custodi del Tempio di Re Salomone a Gerusalemme
Il segreto dei Templari nascosto a l’Aquila?
E' questa una delle leggende che più spesso ritornano nel racconto della storia della città e dei suoi monumenti, indissolubilmente legata alla vita e alle opere di Celestino V, il Papa della Perdonanza che proprio a l'Aquila scelse di essere incoronato. Chissà se in occasione del terribile sisma che ha colpito la città ed i suoi abitanti, non si scopriranno conferme o smentite di questa leggenda, o se le tracce di questo passato misterioso non andranno perse per sempre.
Testimonianze templari a l'Aquila
Dopo la prima Crociata (1096), molti dei cavalieri tornarono in Europa, lasciando la Terra Santa nelle mani dei predoni. Nel 1099 Ugo di Payns, originario della cittadina francese di Champagne, insieme al suo compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad altri sette cavalieri raggiunsero Gerusalemme divenendo custodi del Sepolcro di Gesù, e dando inizio ad uno dei più antichi ordini religiosi cavarellereschi cristiani, quello dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri templari o semplicemente Templari.
Ma il vero compito di questi uomini andava ben oltre la protezione dei pellegrini europei giunti in Terra Santa, essi infatti si dedicarono alla ricerca dei tesori del Tempio di Gerusalemme, reliquie dai poteri immensi, andate perdute nel corso dei secoli. E’ in questo modo che i Templari entrarono in possesso di oggetti e documenti importanti, che si impegnarono a custodire e tramandare in segreto.

La leggenda racconta che i Templari nascosero parti dei loro tesori in vari luoghi segreti, alcuni dei quali si trovano in Italia. E proprio a l’Aquila, diverse sarebbero le tracce del passaggio e della presenza dei Templari.
A Fossa, a pochi km da l’Aquila, si trova la chiesa di S. Maria Ad Criptas del XIII sec. i cui affreschi presentano molti riferimenti ai “tesori” e ai misteri in mano all’ordine cavalleresco. Nella sequenza pittorica della Flagellazione, la Crocefissione e la Deposizione di Gesù, è infatti raffigurata la Sacra Sindone, una delle reliquie sicuramente custodite dai Templari in quegli anni. Nella scena della Flagellazione inoltre, si vede un Gesù molto alto, più alto rispetto ai suoi contemporanei, così come sarebbe indicato dalle tracce presenti sulla Sacra Sindone. Allo stesso modo, nella Crocefissione il corpo di Gesù rispecchia perfettamente, nell’allineamento e nella postura, quello rappresentato nella Sacra Sindone. Infine, nella Deposizione di Gesù, colpiscono la posizione della testa, e ancor più quella del pollice piegato, che sembra proprio rispecchiare quella dell’impronta sindonica.
Sembrerebbe quindi che colui che ha dipinto questi affreschi abbia avuto modo di vedere la Sacra Sindone.
Ma non è tutto. In un altro affresco, vicino il tetto della chiesa, le vesti di San Giorgio e San Martino sono quelle tipiche dei Templari, dai colori bianco e rosso.

Le analogie tra l'Aquila e Gerusalemme: la pianta delle due città e il numero 99
L’Aquila sarebbe stata costruita nel 1200 sulla stessa pianta di Gerusalemme, la città in cui si trovava il Tempio di Re Salomone, custode di un immenso tesoro.
Due città uguali costruite per tramandare e proteggere un segreto simile, lo stesso tesoro?

Molte le analogie, come evidenziano studi recenti pubblicati da Luca Ceccarelli e Paolo Cautilli.
Le due città sorgono su colline, l’Aquila a 721 m. s.l.m., Gerusalemme a 750 m. s.l.m.
Ponendo a confronto le mappe del centro storico delle due città, si ottiene una sovrapposizione alquanto precisa, che vede corrispondere il Sud de l’Aquila al Nord di Gerusalemme.
Sin dall’epoca dei romani, Gerusalemme era divisa in quattro quartieri che oggi sono quello cristiano, quello musulmano, quello ebraico e quello armeno. Anche l’Aquila è divisa in quattro quarti, una divisione del tutto originale per le città dell’epoca.
La disposizione dei rispettivi fiumi, Cedron e Alterno, che fiancheggiano le due città sembra identica.
Molte anche le similitudini tra due importanti costruzioni: la piscina di Silo a Gerusalemme, e la fontana delle 99 cannelle, entrambe opere di ingegneria idraulica adiacenti ad una porta muraria costruite nella parte più bassa della città.

Lo stesso numero 99 che così tante volte ricorre nella storia de l'Aquila, è ricco di rimandi al mondo cristiano e alla città di Gerusalemme.
99 sono le lampade ad olio che bruciano ininterrottamente, notte e giorno, nelle grotte vaticane dove sono ospitate le tombe dei Papi.
9 erano i Templari che scavarono per 9 anni nel Tempio di Salomone.
E la stanza segreta in cui si supponeva fosse l’Arca dell’Alleanza misurava 9 x 9 m.
L’ordine dei Templari fu istituito nel 1099.
99.16 è il numero delle lunazioni che si verificano nel corso di 8 anni alla latitudine de l’Aquila.
Le coordinate geografiche della città sono: latitudine 42”21’ (la cui somma 4+2+2+1= 9), longitudine 13”23’ (somma 1+3+2+3= 9).

Gerusalemme ha come numero 66, il valore numerico corrispondente alla parola Dio. L’Aquila, è la sua copia occidentale, progettata con i punti cardinali topograficamente invertiti, così come invertendo 66 si ha 99.
Sempre nella topografia delle due città si osservano delle corrispondenze davvero singolari: il Monte del Tempio a Nord di Gerusalemme rispecchia la posizione a Sud della Chiesa di Santa Giusta a l’Aquila, così come speculari sono le collocazioni dell'aquilana Basilica di Collemaggio voluta e costruita da Celestino V e del Monte degli Ulivi di Gerusalemme.
Papa Celestino V e l'edificazione della Basilica di S.Maria di Collemaggio
Il 4 aprile del 1292 moriva Papa Niccolò IV, in un periodo di forte crisi della Chiesa a causa del nepotismo e della simonia (la vendita delle cariche ecclesiastiche), tanto che passarono più di due anni per la nomina del nuovo Papa. La scelta cadde su Pietro da Morrone, che il 5 luglio 1294 fu incoronato Papa Celestino V, all’età di 74 anni. Per molti, le ragioni che portarono alla sua elezione erano legate proprio alla veneranda età del Pontefice, e alla sua presunta malleabilità, caratteristica che però fu presto smentita dalle sue scelte e dalla fermezza delle sue decisioni.
Ma cosa lega Papa Celestino V al cosiddetto “mistero” dei Templari?

Nato vicino ad Isernia, nel 1210, Pietro da Morrone – futuro Papa Celestino V - entra giovanissimo in convento. Divenuto frate benedettino, si rifugia presto sul Morrone per vivere da eremita e fondare la Congregazione dei poveri eremiti morronesi.
Nel 1274 per difendere la sua Congregazione dallo scioglimento, decide di andare fino a Lione dove sta per svolgersi il Concilio voluto da Papa Gregorio X. Un viaggio duro, 1000 km in pieno inverno, che forgia e segna per sempre la sua vita. E' qui infatti che Pietro da Morrone incontra i Templari, soggiornando per due mesi in una loro maggione che poi diverrà convento celestiniano. Sotto lo stesso tetto, c'era il gran maestro Giacomo di Bejau.
Probabilmente furono gli stessi Cavalieri Templari ad introdurre Pietro da Morrone al Papa Gregorio X che rimase così ammaliato dalla spiritualità dell'eremita da concedergli la Bolla di conferma dell'Ordine 46 giorni prima che il Concilio iniziasse.
E sembra che fu proprio in quest'occasione che i Templari strinsero un forte rapporto di fiducia con il futuro Papa Celestino V, un rapporto tale che li convinse ad affidare a lui la custodia di un tesoro unico per il quale un tempo era stata costruita persino una città.
Durante il suo rientro da Lione, lo stesso Pietro da Morrone racconta di aver incontrato un cavaliere, un angelo che lo avrebbe protetto. In un raro affresco, interdetto al pubblico nella Basilica di Collemaggio, compaiono proprio Celestino e l'angelo, con uno stemma, la croce rossa dei Templari.
Sulla via del ritorno dalla Francia, nel luglio 1274 Pietro si ferma a l'Aquila.
Durante un sonno ristoratore racconta di aver visto La Madonna la quale, in segno di riconoscimento per le grazie ricevute a Lione, gli chiede di costruire, proprio lì a l'Aquila, un Santuario a lei dedicato.
Pietro contatta allora subito il vescovo de l'Aquila, Niccolò da Sinistro per la costruzione di un monastero e di un imponente abbazia. Forse il sogno della Madonna è solo una leggenda, ma sta di fatto che in poco tempo Pietro trova le risorse e i progetti per edificare la propria basilica.

Nell'agosto 1288, la Chiesa di S. Maria in Collemaggio è consacrata, fatto straordinario se si pensa che sia stato un'eremita senza esperienza a guidare la realizzazione di un'opera così maestosa.
E' per questo motivo che molti credono che siano stati i Templari ad intervenire con i loro maestri d'opera e le loro conoscenze. Sembra infatti che essi avessero rinvenuto, nelle rovine del tempio di Gerusalemme, documenti relativi alle leggi divine dei numeri, dei pesi e delle misure, che avrebbero fornito solo ai fidati maestri costruttori di cattedrali.
Le cattedrali gotiche, che iniziarono a fiorire proprio nel 1128, l'anno di ufficializzazione dell'Ordine dei Templari, rappresentano dei veri e propri libri di pietra, ricchi di simboli, codici e conoscenze che solo agli iniziati è dato di comprendere.
L’influenza templare è d'altronde chiara e visibile nella basilica: nelle forme ottagonali che ricorrono e nei suoi due colori, espressione del dualismo cosmico rappresentato dai due cavalieri su un solo cavallo del loro sigillo.

L'elezione di Papa Celestino V
Nel 1293 Frà Pietro si ritira sull’eremo di Sant'Onofrio sperando di vivere in solitudine. L’anno seguente però, viene raggiunto da Carlo d'Angio’ re di Napoli, preoccupato per la situazione di stallo della Chiesa che da due anni mancava di eleggere un nuovo Papa. Su richiesta del re, Pietro scrive allora una lettera di esortazione ai padri conciliari che il 5 luglio 1294 lo eleggono Capo della Chiesa Cattolica.
Il 22 luglio, la notizia raggiunge l'interessato che, si racconta, manifesta come prima reazione l'istinto di fuggire, e solo dopo una lunga meditazione in preghiera decide di accettare la nomina a Papa Celestino V, scegliendo però di non recarsi mai a Roma.
Il 24 luglio parte dall'abbazia di Santo Spirito, a cavallo di un asinello, accompagnato dal re di Napoli e da suo figlio Carlo Martello, re d'Ungheria, per giungere dopo 3 giorni a l'Aquila dove, sul piazzale della Basilica di Collemaggio, viene incoronato Papa.

Come primo atto, istituisce la Perdonanza ossia la remissione dinanzi a Dio della pena temporale dei peccati: chiunque si sarebbe recato nella Basilica di Collemaggio in agosto, dai vespri del 28 al 29 giorno della sua elezione, avrebbe ricevuto il perdono dei peccati.
Ma Celestino, che non era affatto ingenuo, affida la bolla del Perdono alle autorità comunali sottraendola all'autorità ecclesiastica, tanto che ancora oggi è il sindaco della città a doverla leggere.

Sulla scia della Perdonanza celestiniana, il suo successore, Papa Bonifacio VIII, istituirà il primo Giubileo della storia.
Si dice che vivesse più da eremita che da Papa, lasciando il governo della Chiesa ad un collegio di tre cardinali, ma in realtà nei suoi 4 mesi di papato tenta di attuare profonde riforme nella Chiesa cattolica facendo una serie di azioni a tutela degli ordini che vivevano secondo il Vangelo (come i francescani, fino ad allora mal visti dalla Chiesa) e ripristinando le rigide leggi di Gregorio X per l'elezione del Pontefice, soprattutto per quanto riguarda la morte del Papa, e la rinuncia spontanea dell'Ufficio. Che sia stato questo un preludio alla sua futura decisione?
Il 13 dicembre 1294, Celestino fa atto di rinuncia delle vesti papali, per tornare ad indossare il suo saio da eremita.

Per molti, come scrisse lo stesso Dante per viltade fece il gran rifiuto, ma per molti altri invece, Frà Pietro aveva un compito più importante dello stesso papato.
Appena 3 giorni prima, il 10 era stato completato il trasporto della casa di Maria a Loreto, e per alcuni, la Basilica di Collemaggio, faceva parte di uno stesso disegno: la costruzione di cassaforti di pietra a custodia dei tesori dei Templari.

Lasciato il papato, Celestino V torna sul Morrone, dove pero’ è costretto prima a nascondersi e poi a fuggire, per sottrarsi agli ordini del nuovo Papa Bonifacio VIII che lo manda al confino nella rocca di Fumone, in una piccola cella, sottoposto ad una carcerazione terribilmente dura.
E il 19 maggio del 1296 quando il vecchio Papa eremita muore, per cause ancora sconosciute, per venire poi sepolto nella Basilica di Collemaggio.
L'ipotesi dell'assassinio del Papa, denunciata dall’Abate Generale della Congregazione dei Celestini nel 1630, rimane ancora oggi dubbia, sebbene rinnegata dalla Chiesa.
La tomba di Celestino VAd aggiungere mistero nel 1988, la trafugazione delle spoglie di Celestino che per circa 24 ore furono in balia di sconosciuti che le fecero ritrovare nel cimitero di Rocca Passa, in provincia di Rieti.
Altro episodio oscuro, fu la ricognizione chimico-tossicologica dei resti subito dopo disposta dalle autorità ecclesiastiche, di cui però non rimane traccia, come ha ammesso anche il vescovo dell’Aquila.
Recenti scavi, hanno scoperto delle mura nel piano inferiore della Basilica, che testimonierebbero la presenza di stanze sotterranee segrete, in cui sarebbero custodite preziose reliquie: una spina della corona di Gesù, e l'indice della mano destra di San Giovanni Battista.
A conferma, il documento Schiffman del 1775 che elenca le reliquie in mano ai Templari, pone al primo posto, come massima reliquia della Cristianità, l'indice della mano destra di San Giovanni Battista, donata all'ordine dei Templari da Re Baldovino di Gerusalemme.

La Basilica di S. Maria di Collemaggio
Per riassumere, nel 1274 Gregorio X indice il Consilio per ridurre gli ordini e i Templari temono l'unificazione con gli Ospedalieri. Nel 1307 Filippo il Bello cancella i Templari, accusandoli di eresia attraverso un processo pilotato. I Templari, consapevoli del pericolo, avrebbero affidato a Celestino V le loro preziose reliquie, che sarebbero poi state custodite in una città fortezza come l'Aquila.
Affresco della Deposizione di Gesù, Santa Maria ad Criptas di Fossa
É per questa ragione, che Celestino avrebbe abbandonato il Papato, per occuparsi di una missione per lui ancora più importante. Ma quale sarebbe questo segreto?
Forse il mitico tesoro del Tempio del Re Salomone...
non ci sono tracce certe, ma solo una chiara, visibile indicazione proprio sulla tomba del Papa: lo stemma del Re Salomone.

Mappa dell'Aquila (a sinistra) e di Gerusalemme (a destra): in blu la Fontana delle 99 Cannelle

Il libro delle rivelazioni. 60 milioni di copie saranno vendute 1 anno dopo la sua uscita

Presto 
sarà disponibile 
in tutte le librerie del Mondo,
il libro delle Rivelazioni,
da Gesù Cristo a Sant'Agostino,
da Giordano Bruno alla Madomma di Lourdes fino 
ai nostri giorni. 

Non c'è 
un tempo preciso,
saranno gli eventi manifesti che determineranno la data precisa.

Uno stretto legame
stringe una città italiana colpita dal terremoto e edificata sulla mappatura rovesciata di Gerusalemme nell'apocalisse.

Saranno
rivelate le sette chiese.

Saranno
aperti gli occhi per vedere l'anticristo che è così manifesto che l'Uomo non ha occhi per vedere. 

Saranno
svelati i segreti del 99. Sarà rivelata il mostro e la bestia.

Quando 
avrete letto tutto ciò, 
apparirà davanti a voi 
una nuova luce,
che porterà l'umanità e il mondo intero verso 
l'infinito. 

L'uomo 
scoprirà di essere un unico corpo con l'intero universo 
unito al suo
 Creatore per sempre. 

mercoledì 1 agosto 2012

S.Borsellino: “Temo per la vita di Ingroia”

Salvatore Ingroia

Ingroia in Guatemala? Rischia la vita e temo che qualcuno potrebbe chiedere ai narcotrafficanti un favore e farlo ammazzare”. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo il magistrato ucciso a via D’Amelio, commenta così a Radio24 nel programma la Zanzara la decisione del magistrato siciliano di andare in centro-America. E aggiunge: “Ha subìto una grande pressione psicologica, ma è una decisione che non condivido. Rischia la vita – continua – per mano dei narcotrafficanti. Così verrebbe eliminato e si direbbe che è stato ucciso per cose che non riguardano l’Italia. Qualcuno qui da noi sarebbe sicuramente soddisfatto, un certo sistema di potere”. Poi sulla trattativa Stato-mafia e sulla morte del consigliere giuridico del Colle Loris D’Ambrosio dichiara: “Non ho prove, è un tarlo che mi gira in testa. Anche di Papa Luciani non sono chiare le ragioni della morte. E la stessa cosa riguarda la trattativa Stato-mafia. Parisi è morto per infarto come altri testimoni. Diciamo che il nostro è un paese con un livello di cardiopatie molto alto”. Poi critica il presidente della Repubblica Napolitano: “Ha messo degli ostacoli sulla strada della giustizia attaccando la procura di Palermo, una cosa che un presidente di tutti gli italiani non dovrebbe fare”
1 agosto 2012
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Una caduta profetica e apocalittica: "L'emittente di lucifero è in caduta libera", si salvi chi può !!!.

La squadra e il marchio del presidente
 
Lucifero e il tormento
Lucifero in caduta libera

Il Biscione, per far fronte al calo della raccolta pubblicitaria, ha incrementato di 150 milioni il piano triennale di risparmi. Ai sindacati è stata prospettata l'esternalizzazione della controllata Videotime, con i suoi 74 lavoratori e uffici in tutta Italia. Pronto un pacchetto di 8 ore di sciopero. Giornalisti di tutte le testate in agitazione

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Mediaset inasprisce le misure anti-crisi. Il piano da 250 milioni di risparmi triennali deciso nel luglio del 2011 non basta più, vista la crisi economica e il calo della raccolta pubblicitaria. Così il Biscione decide tagli per altri 150 milioni di euro. Per un totale di 400 milioni, con l’esternalizzazione dell’intera struttura della controllata Videotime, con i suoi 74 lavoratori e le sedi regionali. Insorgono i sindacati, mentre i giornalisti di tutte le testate dichiarano lo stato di agitazione.
La revisione è emersa ieri nel tavolo che si è tenuto tra i rappresentanti dell’azienda e le sigle sindacali ed è stata motivata con l’ulteriore peggioramento del quadro macroeconomico con impatti sulla raccolta pubblicitaria del gruppo che nei primi sei mesi dell’anno è calata del 10% circa.
Nei mesi scorsi, il vicepresidente esecutivo Pier Silvio Berlusconi aveva già fatto riferimento a ulteriori misure di risparmio, oltre al piano da 250 milioni. Ma l’ammontare totale dei nuovi tagli non era mai stato comunicato: tali interventi, secondo il vicepresidente, erano da intendersi non come risposta alla crisi ma come aggiustamenti necessari per snellire la struttura Mediaset.
L’incremento di 150 milioni del piano di risparmio comunque è addirittura al di sopra delle stime ipotizzate negli scenari degli analisti. Tra le misure decise dall’azienda ci sarà il progetto di esternalizzazione di dieci sedi regionali della controllata Videotime, che si occupa dell’ideazione e realizzazione dei programmi tv. Lo scorporo del ramo d’azienda riguarderà 74 lavoratori che confluiranno in una newco di proprietà dell’ex dirigente Mediaset Renato Pizzamiglio. L’operazione comporterà per Cologno Monzese risparmi stimati in 2 milioni di euro annui.
Contro questi interventi insorgono i sindacati, che hanno pronto un pacchetto di 8 ore di sciopero che potrebbe già essere parzialmente applicato venerdì. Lo annuncia il segretario nazionale con delega all’emittenza della Uilcom-Uil, Pierpaolo Mischi, dopo il primo incontro di ieri tra l’azienda e le organizzazioni Sindacali, Uilcom-Uil, Slc Cgil e Fistel-Cisl. Mischi si è detto contrario all’operazione e ha parlato di “processo di espulsione di lavoratori e attività dal gruppo”. “Non e questo il modo giusto per cercare di contenere i costi – ha detto il sindacalista – e rilanciare l’azienda anche nell’attuale periodo di forte crisi, sia di fatturato sia di contrazione, negli investimenti pubblicitari”.
Solidarietà ai lavoratori di Videotime è stata espressa dai giornalisti di tutte le testate Mediaset (TG5, News Mediaset, TG4, Studio Aperto, Videonews, Sport Mediaset), che dichiarano lo stato di agitazione. In una nota del coordinamento dei comitati di redazione si parla di “grande preoccupazione per l’annunciata esternalizzazione del personale tecnico di tutte le sedi regionali del gruppo Mediaset, ovvero la cessione di un presunto ramo d’azienda che coinvolge 74 dipendenti della società Videotime e le strutture in cui oggi lavorano”.
“Un processo – di cui continua la nota congiunta – di cui a tutt’oggi non sono ancora chiari le modalità e i supposti benefici, ma chiarissimi i danni per la qualità dell’informazione”. E ancora: “I giornalisti chiedono all’Azienda di ritirare il piano di cessione delle sedi regionali Videotime, e la invitano a concentrare gli sforzi sull’informazione, in un momento tanto delicato come quello che il Paese sta vivendo”.

martedì 3 luglio 2012

Trovata la "particella di Dio" mercoledì l'annuncio a Ginevra

Il Bosone di Higgs, che spiega come mai tutte le cose nell'universo abbiano una massa, era stato teorizzato 48 anni fa dal fisico che gli aveva dato il nome. Al Cern si susseguono le verifiche ma siamo ormai su un margine di certezza molto ampio. La scoperta costringerebbe di nuovo gli scienziati a rivedere i loro modelli, a porsi nuove domande e a esplorare nuove strade per trovare le risposte di ELENA DUSI


IL FISICO teorico Peter Higgs l'aveva detto nel 1964: esiste una particella sconosciuta che spiega come mai tutte le cose nell'universo abbiano una massa. Mercoledì al Cern di Ginevra, 48 anni più tardi, verrà dato l'annuncio: la particella che nel frattempo è diventata famosa come "bosone di Higgs" è finita finalmente nella rete degli scienziati. L'Organizzazione europea per la ricerca nucleare ha fissato la sala delle grande occasioni, ha messo in fresco lo champagne che lo stesso Higgs aveva chiesto nel caso in cui qualcuno avesse trovato la particella da lui teorizzata, e ha diramato gli inviti.

Il bosone di Higgs era l'ultima particella elementare prevista dal modello standard della fisica non ancora osservata da un esperimento. Ora il quadro della materia a noi nota è finalmente completo. Peccato però che secondo gli scienziati l'universo sia composto al 96% da materia ed energia oscura, la cui composizione ed essenza ci sono completamente ignote. Per i fisici delle particelle il lavoro non termina certo qui. Anzi, ora si addentra in misteri ancora più grandi e affascinanti.

Sulle caratteristiche esatte del bosone di Higgs nulla è ancora certo. I dati raccolti in 18 mesi di lavoro dal grande acceleratore di particelle Large Hadron Collider (Lhc, un anello sotterraneo di 27 chilometri di lunghezza che fa scontrare protoni quasi alla velocità della luce) di Ginevra vengono furiosamente analizzati in queste ultime ore. Un minimo margine di incertezza della scoperta esiste ancora, e soprattutto ci si chiede se il bosone di Higgs "catturato" a Ginevra sia esattamente come i fisici teorici si aspettavano, o non nasconda - come sospettano in molti - caratteristiche nuove e sorprendenti. Scoprire dei tratti inaspettati in quella che per la sua importanza è stata soprannominata la "particella di Dio" costringerebbe gli scienziati a rivedere i loro modelli, a porsi nuove domande e a esplorare strade alternative per trovare le risposte. Il bosone di Higgs viene considerato la particella capace di dare una massa alla materia perché prende forma all'interno del "campo di Higgs". Questo campo viene descritto in termini non tecnici come una sorta di melassa che permea lo spazio e ostacola il moto delle particelle. Proprio come fa la massa che più è grande, più svolge una funzione di freno.

ll n.1 del Cern anticipò la notizia alla Repubblica delle idee
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Nel frattempo Peter Higgs, 83 anni, ha preso un volo per Ginevra, dove gli verrà dato un posto in prima fila al seminario di mercoledì. Accanto a lui ci saranno altri tre fisici teorici che hanno contribuito a sviluppare i dettagli del "campo di Higgs", e che oggi soffrono un po' l'eccesso di fama del loro collega dell'università di Edinburgo.

Ma per non essere scavalcati nella pluridecennale corsa alla "particella di Dio", ieri i rivali del Cern, gli americani del Fermilab di Chicago, hanno annunciato i dati definitivi del loro lavoro di ricerca, iniziato nel 2001 e concluso a settembre dell'anno scorso per esaurimento dei fondi concessi dal governo Usa. Rispetto all'acceleratore di Ginevra, quello americano riesce a vedere alcune particelle diverse. Ma la precisione dei dati di Chicago è molto inferiore rispetto allo strumento europeo.

Mercoledì in molte università italiane e nella sede romana dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), l'ente che contribuisce per l'Italia alla ricerca del Cern, sono previsti collegamenti video con Ginevra. La diretta di alcuni atenei è anche aperta al pubblico alle 10 del mattino. E per Stephen Hawking, il celebre astrofisico britannico che anni fa scommise sulla non esistenza del bosone di Higgs, potrebbe arrivare forse il momento di pagare il suo pegno.

Scoperto nuovo testo Maya la profezia non ha più segreti


Si tratta del testo più lungo mai rinvenuto in Guatemala. Intagliato su gradini di una scala, registra 200 anni di storia del sito La Corona. E racconta di quel viaggio fatto dal sovrano per tranquillizzare i sudditi spaventati dalla fine imminente

LA CORONA (Guatemala) - Conquistati i social network, la febbre da fine del mondo è diventata un tema di discussione molto "cool". I worldenders più impazienti avevano addirittura insinuato che i Maya avessero sbagliato data e che la fine non sarebbe arrivata il 21 dicembre 2012 ma il 5 giugno, in occasione dell'allineamento Sole-Venere-Terra. E' trascorso un mese e ancora non è successo nulla. Ma niente paura: per tener viva l'attesa e restituire credibilità alla profezia ora entra in gioco l'archeologia, riportando alla luce un documento che, raccontando di una visita reale effettuata in Guatemala nel 696 a.C. dal sovrano Maya, ribadisce che il mondo finirà inevitabilmente il 21 dicembre.

Gli esperti del sito guatemalense de La Corona hanno scoperto questo testo Maya risalente a 1.300 anni fa proprio in questi giorni, realizzando, fine del mondo a parte, uno dei ritrovamenti archeologicamente più interessanti degli ultimi decenni: si tratta infatti del geroglifico più lungo mai scoperto in Guatemala, talmente importante da esser già stato presentato al Palazzo Nazionale locale. Ma attenzione a non farsi travolgere da romanticismi new-age. "Questo testo parla dell'antica storia politica dei Maya più che della profezia", precisa Marcello Canuto, direttore del Middle American Research Institute dell'Università di Tulane e co-direttore degli scavi a La Corona.

Intagliato sui gradini di una scala, il manoscritto registra 200 anni di storia del sito La Corona e il riferimento al 2012 è stato rilevato su un blocco della scala che riporta 56 geroglifici finemente scolpiti. Il contenuto racconta di una visita reale a La Corona effettuata nel 696 a.C. dal sovrano Maya più potente di quel tempo, Yuknoom Yich'aak K'ahk' di Calakmul, solo pochi mesi dopo la sconfitta ricevuta da parte del rivale Tikal, e gli studiosi ritengono che il viaggio servisse a placare le paure del popolo, preoccupato per la sopravvivenza del proprio re.

Il riferimento al 2012, secondo i ricercatori, rimandava proprio alla volontà del sovrano di procrastinare a un ciclo lontanissimo nel tempo la fine del suo regno: più che una profezia sulla fine del mondo, dunque, il testo sarebbe un riferimento alla durata della sovranità di un re tormentato e andrebbe quindi inserito in un quadro cosmologico più ampio.

Poche settimane fa, un gruppo di archeologi dell'università del Texas aveva anche portato alla luce, sempre in Guatemala, i più antichi calendari astronomici Maya mai scoperti fino ad oggi, scolpiti sulla parete di un'abitazione scavata nel sito archeologico di Xultun. Né il calendario cerimoniale di 260 giorni, né quello solare di 365 gironi, né il ciclo annuale di 584 gironi legato al pianeta venere né quello di 780 giorni di Marte, però, fanno riferimento alla fine del mondo "prevista" per il 2012: "Gli antichi Maya predissero che il mondo avrebbe continuato ad andare avanti e che in 7mila anni le cose sarebbero tornate al punto di partenza", ha spiegato uno dei ricercatori, William Saturno.

Il 21 dicembre 2012, tuttavia, continua a far sognare. Temuto e atteso con ansia al contempo, è la data del calendario gregoriano nella quale, secondo alcune aspettative e profezie, si dovrebbe verificare un evento, imprecisato e di proporzioni planetarie, capace di produrre una discontinuità storica con il passato e una radicale trasformazione dell'umanità in senso spirituale.

Alcuni ipotizzano che dietro questa data si nasconda la fine del mondo. Ma secondo Sandra Noble, executive director della Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc. a Crystal River in Florida, "considerare il 21 dicembre 2012 come un giorno del giudizio o un momento di cambiamento cosmico è un'invenzione assoluta ed un'opportunità per molte persone di fare profitto". La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo Maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l'ingresso nella nuova epoca, in questo caso il 14º b'ak'tun.

lunedì 2 luglio 2012

Terremoto oggi 2 Luglio in Sicilia a Siracusa. E nuovi segnali per previsioni scosse


terremoto sicilia siracusa oggi 2 luglio 2012

Una nuova scossa di terremoto ha colpito oggi 2 Luglio 2012 l'area di Siracusa dopo il terremoto di 5 giorni fa e le altre scosse di 4 giorni fa tra Catania e Messina. Intanto continuano gli studi per prevedere i terremoti.

Marcello Tansini 
Un nuovo terremoto, seppur di bassa intensità a colpito Siracusa e le zone circostanti, oggi 2 Luglio 2012.
La nuova scossa, di magnitudo 2.2 Richter ha avuto come epicentro il Comune di ote e di Caniccatini Bagni, entrambi nella provincia di Siracusa interessanto la zona sismica denominata Monti Iblei.
La nuova scossa è stata confermata online dall'INGV, ma fortunatamente non si segnala danni nè a eprsone o a ciose.
Da ricordare che solo 5 giorni fa, una scossa di entità ben superiore di 3.7 magnitudo sulla scala Richter era stata percepita chiaramente dagli abitanti della stessa zona.
Mentre altre scosse dai 2 ai 3.2 di magnitudo Richter, 4 giorni fa, si sono sentiti nella zona tra Catania e Messsina, già, purtroppo nota, per importanti eventi sismici del passato.
Scosse, anche queste, chiaramente sentite dalla popolazione, che, da come si legge su Twitter e Facebook online, mostra una crescente preoccupazione e paura anche alimentata da diverse previsioni, o per meglio dire studi probabilistici, che vorrebbero, secondo alcuni, un forte terremoto nel breve-medio periodo colpire la Sicilia come abbiamo illustrato in questo precedente articolo
E pur non potendo fare previsioni, anche l'INGV ufficialmente sta tenendo sotto controllo la dorsale calaro-sicula con la massima attenzione.
E proprio riguardo l'impossibilità di fare previsioni, è ritornata oggi la Dr.Fedora Quattrocchi sulle pagine di Repubblica spiegando l'importanza di alcuni segni premonitori di possibili terremoti, come il riscaldamento del terreno nei giorni immeditamente precedenti e un aumento assai forte del livello dei pozzi d'acqua.
Segnali già usati in precedenza dalle autorità cinesi per prevenire alcuni terremoti, ma che, almeno il momento, non sono così decisivi e privi di possibili "controindicazioni" per riuscire realmente a prevedere i terremoti.